della mia proverbiale vena polemica (e altro)
Melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave tratto dal dramma Le Roi s’amuse di Victor Hugo. La Prima risale all’11 marzo 1851, al Teatro La Fenice di Venezia.
Torno indietro a quando ero impegnata sulla tesi di laurea. La tesi l’ho scritta di notte, ci ho messo diversi mesi, e mentre stavo lì - immersa nelle scartoffie, nelle fotocopie, seduta in modo strampalato sulla scrivania, combattendo con paradossi e controsensi - ricordo due musiche di sottofondo: la colonna sonora di Dancer in the Dark, un recente musical per il cinema, protagonista la splendida (solo per la voce, hemm..) Bjork, e Il Rigoletto di Giuseppe Verdi, la prima opera del maestro (in ordine cronologico) a far parte della cosiddetta “trilogia popolare”, seguita da La Traviata e da Il Trovatore.
Al Rigoletto ci sono affezionata. Me lo sento nella testa, soprattutto una delle prime arie del Duca di Mantova “Questa o quella”, forse meno nota della più popolare “La donna è mobile…”, ma che - mutatis mutandis, considerando che fino a prova contraria sono femmina - rispecchiava il mio stato d’animo, ad un certo punto della mia vita, per l’universo maschile.
Dice parecchio in poche parole, eh?