della mia proverbiale vena polemica (e altro)
Una cosa così mi fa tornare in mente la mia prima, e a dire la verità ultima, Notte Bianca, qui a Roma. Quando, a un certo punto, tutte le mille luci della città si spensero, le macchine disorientate, le enormi pozzanghere e le rapide, alimentate da una pioggia battente che non risparmiò la città. Ero a Trastevere, abitavo in piazza Bologna, avevo la congiuntivite, gli occhiali. Pioveva a dirotto, non vedevo niente, era tutto buio e dovevo - in qualche modo - tornare a casa. Gambe in spalla, 3-4 ore dopo non ricordo nemmeno più quando…arrivai. E la ricordo un’esperienza singolare, ma divertente.
Stasera è andata in scena la mia personale “seconda Notte Bianca”.
Alle 20.30 esco dalla palestra. Fuori, il diluvio. Il diluvio, come non l’avevo mai visto da nessuna parte, né a Roma, né altrove. No, aspettate; l’ho visto quest’anno, una notte, a Miami. E’ durato un’oretta, poi cielo terso. Stanotte no…stanotte continuava, non smetteva, non accennava nemmeno a ridimensionarsi. E’ piovuto giù l’oceano, la terra si è ribaltata, si sono ribaltati gli equilibri tra la terraferma e l’acqua. Roma è diventata Atlantide, una città sommersa….mai vista una cosa del genere. Decido di lasciare il motorino parcheggiato davanti alla palestra, decido di tentare di raggiungere la Stazione Termini….chissà, magari riesco anche a fermare un taxi, ne passano tantissimi, qualcuno mi vedrà.
Illusa.
Dopo i primi 3 metri sono già mezza. Dopo altri 2 metri non tento nemmeno più di ripararmi, ormai peggio di così non può andare. Corro dietro il primo autobus per Termini, non mi accorgo di avere il Mar Rosso sotto i piedi e ci casco dentro….avessi avuto la maschera, forse qualche corallo saltava fuori! Arrivo a Termini e vedo una serpentina di 25 metri dietro alla fermata dei Taxi. Desisto. Aspetto il 105, pazientemente, non ho alternative….arriverà.
Avete presente la Stazione Termini alle 9 di sera? Beh, non è proprio come stare in via Montenapoleone.. Dopo un quarto d’ora arriva l’autobus, mi ci precipito dentro, mi sistemo con il borsone, la borsina, con tutto quanto…poi mi guardo nel vetro della cabina. Un Panda. Con tutto il rimmel colato, la testa mezza, i capelli tirati indietro, la giacca di pelle ormai traslucida….qualche altra femmina, forse, si sarebbe vergognata. Io ho davvero iniziato a divertirmi…
L’autobus parte, alleluia. Dopo i primi 2-3 chilometri mi sento arrivata. Poi si ferma. Proprio nel momento in cui tutti i passeggeri si ricordano che c’è un fantastico sottopasso sulla Casilina, che si sarà allagato. Tutti fermi. Portiere aperte. Tutti scesi. Tutti fuori. Tutti a piedi. In questi momenti il mondo è piccolo, e confortevole. Ci conosciamo tutti, si fa amicizia, ci si sente solidali. Finisce che. tra una chiacchiera e l’altra, faccio gli ultimi 2 chilometri a piedi, dividendo l’ombrello con una ragazza - logorroica ma simpatica - conosciuta sull’autobus.
Mi racconta tutto di lei, tutta la sua vita, senza darmi la possibilità di aprire bocca, ma che importa…. tengo l’ombrello. Mi fa ridere come all’inizio si approccia all’autista dell’autobus: “Posso chiederle un’informazione? In base alla sua esperienza pregressa, cosa ci dovremmo aspettare in una situazione simile? C’è possibilità che l’autobus riparta, o i passeggeri devono trovare un modo alternativo per raggiungere le proprie destinazioni?”. Questo la guarda come si guarderebbe un marziano, fa spallucce e risponde come può. Io capisco che la serata sta acquistando un senso, rido sotto i baffi….e tengo l’ombrello.
Quando arrivo a casa non riesco ad essere infuriata, scocciata o nervosa. Sono arrivata, ho avuto una serie di imprevisti ma amen, ormai è passata. Mi piaccio quando riesco a mantenere il sangue freddo, e a prendere gli eventi con filosofia, traendo il meglio da quello che mi capita. Tutto sommato, forse, sono un po’ folle.. alla fine mi sono anche divertita; è stata una bella serata e, una volta a casa, la dimostrazione che tutto è andato come doveva andare me la dà il fatto che mi sono trovata a cantare…sotto la doccia!
Oggi è un VENERDI’ 17 di un ANNO BISESTILE…. vi siete toccati?!
Sono un po’ scomparsa, fagocitata proprio da Facebook e dalla miriade di persone che ci ho re-incontrato: devo dire che molti mancano all’appello, ma la causa principale è che la mia memoria…fa i capricci. Non ricordo i cognomi delle persone, ma chi di voi ricorda i cognomi (ad esempio) dei propri compagni delle ELEMENTARI?! Ohi…parliamo di 2 vite e mezzo fa, a malapena ho memoria di alcuni cognomi del liceo… sono proprio invecchiata.
In queste settimane ne sono successe di cotte e di crude; insieme al crollo dei mercati finanziari sono crollate anche alcune certezze, ma la mia vita è come il sistema produttivo italiano. E’ reale, capitalizzata, solida, con delle fondamenta importanti che mi permettono di resistere ai terremoti, agli uragani e alle gocce che scavano piano piano la roccia.
Ieri ho finalmente riconosciuto un mio limite importante, sul quale ho deciso di lavorare parecchio. Ho finalmente riconosciuto che, se è vero che ho una sorta di leadership naturale nei rapporti umani, dal punto di vista lavorativo sono talmente insicura, talmente convinta di essere un passo indietro rispetto a colleghi e superiori (che talvolta sono tali solo per la sfrontataggine e la faccia tosta), talmente in soggezione e convinta di avere sempre e solo da imparare che…non arriverò da nessuna parte. D’altro canto sono fatta così, difficilmente potrò cambiare, ma se mi convinco davvero che IL CONTENUTO conta solo per un 15% rispetto all’impressione che il resto del mondo ha di te, mentre il restante 85% è solo COMUNICAZIONE..forse se mi convinco di questo, potrò lavorarci sopra davvero e diventare una persona migliore.
E’ triste però pensare che non è come sei che conta, ma come riesci a porti.
Che poi, alla fine, è il motivo per il quale il Paese è nella condizione in cui è, i politici sono quelli che sono, e le rovine che abbiamo intorno sono solo frutto di grandi menzogne tradotte in realtà.
Giustamente, quando un carissimo amico alla mia esortazione “eccheccaz**, non commenti mai sul blog certo che sei fetente” ha candidamente risposto “……aaah bbella, stai dappertutto, dimme dove te devo da commentà ch’oofaccio!”, mi sono fatta un paio di domande. Ma dove sto? E soprattutto come sto, davvero, intendo “dentro”, per lasciare che il mio tempo libero sia praticamente fagocitato dal PC?! PC al lavoro, tutto il giorno, PC a casa, per le fotografie, i montaggi, il cazzeggio su Facebook (ecco la nuova moda), su Flickr, su Youtube; PC per vedere un film - direttamente o tramite portable hard disk che si collega all’impianto video, PC anche tardi, per chiacchierare con amici che magari ho visto tutto il giorno, o con i quali comunque ho parlato….
Chissà. Mi pare di fare anche tante altre cose (le foto, le cene, i viaggi, le coccole matrimoniali, il cazzeggio spensierato, le passeggiate, lo shopping, la casa, le chiacchiere vere) ma se metto in fila tutto il tempo che passo qua davanti diciamo che la cosa inizia a sembrarmi incredibile e spaventevole…
Eppure sono solo una donna media, o mediocre. Come è possibile che riesca a trovare il tempo per fare tutto, e farlo bene? Non è possibile, infatti, sto trascurando qualcosa di molto importante…ma cosa? Quando me ne accorgerò sarà troppo tardi.